Un’azienda agricola su cinque è condotta da una donna

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Cresce la pattuglia rosa nei campi. L’anno che si è da poco chiuso ha segnato un netto incremento delle aziende agricole a conduzione femminile di Confagricoltura Verona. Su 2.000 aziende dell’associazione scaligera, oltre 500 sono guidate da una donna. Una su 4, dunque. Donne che non si limitano più ad affiancare l’agricoltore nell’attività amministrativa, ma assurgono sempre di più a un ruolo di primo piano aprendo anche nuove strade per l’azienda familiare.

Francesca Marinelli

“I numeri delle aziende condotte da donne sono in crescita – spiega Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona -, soprattutto nel mondo vitivinicolo dove è necessaria una figura che si occupi di export e promozione, oppure nei settori più innovativi come il turismo rurale e gli agriturismi, dove è importante la capacità di fare accoglienza. Sono donne che spesso rilevano un ramo aziendale e riescono a imprimere una nuova marcia, oppure diventano socie, ma ci sono dei casi in cui arrivano da altri settori e fondano autonomamente una nuova azienda. In gran parte si tratta di donne in possesso di una laurea in agronomia e in enologia, ma anche in altre materie che nulla hanno a che fare con l’agricoltura. Anche tra le giovani il mondo agricolo sta suscitando molto interesse. Ai corsi di primo insediamento metà sono donne”.

I dati aggiornati al 30 settembre 2017 del servizio studi e ricerca della Camera di Commercio di Verona (su dati Infocamere) confermano il trend. Su 15.785 imprese agricole, 3.160 (il 20%) sono partecipate da donne, che figurano come titolari, soci, amministratori o in altre cariche. La medesima distribuzione per sesso si ritrova tra i nuovi giovani imprenditori del Veneto con meno di 40 anni che hanno beneficiato di un contributo nella misura per il primo insediamento nell'ambito del Piano di sviluppo rurale 2007-2013: su circa 2.200 domande finanziate a tutto il 2014, circa il 25% sono di donne.  Che in agricoltura le donne siano intraprendenti e stiano prendendo in mano un mestiere considerato finora maschile lo dicono anche i dati nazionali. Sono 500.000, in Italia, le imprese agricole condotte da imprenditrici.

Esemplari, in Confagricoltura Verona, tre storie di donne che hanno saputo reinventarsi in campagna cambiando completamente la rotta del loro destino professionale.

Roberta Martin, 53 anni, fino a 15 anni fa faceva la farmacista. Poi la passione per il biologico e la sostenibilità ambientale l’ha portata a fondare un’azienda tutta sua a Isola della Scala, la Martin Gazzani, che fa riso e cereali a rotazione totalmente biologici. “Sono partita all’inizio del 2000 con 50 campi, oggi ne ho 120 – racconta -. La richiesta è molto alta e supera la produzione. Mi occupo di tutto ed è un lavoro molto impegnativo, perché nel bio ogni prodotto viene sottoposto a continue analisi e non tutte le annate sono positive. Però sono molto soddisfatta. Credo molto nel bio e nei prodotti innovativi: ora sto lanciando la farina di riso per la polenta”.

Francesca Marinelli, 52 anni, è agronomo, ma fino a sei anni fa lavorava all’università e faceva la consulente. Poi ha voltato pagina, prendendo in mano l’azienda agricola dei nonni, a Buttapietra, che ha chiamato Corte Zera. “I miei genitori erano medici e non avevano proseguito nell’attività dei nonni – dice -. L’ho fatto io, con un salto di generazione, ristrutturando l’antica corte rurale, nel cuore della Bassa, e dedicandomi a 85 ettari di campi coltivati a seminativi. In un altro corpo aziendale che ho a Vigasio faccio riso, che è il mio fiore all’occhiello. Una piccola risaia che mi appassiona molto, anche se il periodo è difficile e i prezzi sono molto tirati. Ma le aziende sono così belle che voglio continuare a scommettere sul futuro, sfruttando le nuove tecnologie, cambiando i sistemi di irrigazione e su produzioni qualitativamente alte. Certo, se lo Stato ci rendesse la vita più semplice sarebbe meglio”.

Le sorelle Camilla e Selene Capurso hanno invece preso le redini, nel 2012, dell’azienda del padre. Camilla è laureata in Scienze della formazione, Selene in Lingue e letterature straniere. L’azienda agricola, Moranda Nesente di Valpantena, è del 1896 ed è un marchio storico nel mondo vitivinicolo, ma le due sorelle hanno impresso un nuovo ritmo di marcia. “Abbiamo ristrutturato completamente l’azienda e nel 2015 abbiamo aperto la cantina vitivinicola con il nome di famiglia, Capurso – dice Camilla, 38 anni -. Dopo decenni in cui si vendevano solo uve, abbiamo ripreso l’antica tradizione di famiglia. Io ho lavorato nella scuola per alcuni anni, ma poi la voglia di seguire il mondo del vino è stata più forte. Facciamo Valpolicella e Amarone, ma abbiamo anche dato vita a un vino di fantasia, il Diavolo Rosso. È un igt classico veronese che fa 15 gradi, fatto con uve particolari selezionate in vigneto, dedicato ai nostri setter irlandesi. Nel 2014 abbiamo aperto anche un agriturismo, Corte Moranda, che sta andando bene. Non è facile condurre un’azienda agricola: è un mondo dove bisogna sempre lottare. Ma noi ci crediamo molto, puntando tutto sulla cultura del territorio”.

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